La bocca non è

La bocca non è il colore. La bocca non è la forma, o la consistenza, o la morbidità. La bocca è il tuo tentennare, e il ricrederti, e il tornare. Ancora e ancora una volta.

Opera di Antonio Molino (particolare): La bouche en rose

L’anno nuovo

L’anno nuovo inizia. Ma tu non sai niente di lui. Niente.

Anche a voi capita, vero?

Anche a voi capita di pensare a come sarà quando, uscendo di casa, non riuscirete più a vedere una sola persona certamente più vecchia di voi, vero?

I vecchi cassetti, mille vani della memoria

A volte curioso tra gli oggetti e i mobili in vendita di una pagina dedicata all’usato. Soprattutto, i cassetti. I vecchi archivi, i mille vani, ogni piccolo scomparto un’opzione di creatività. E questi ripiani di una vecchia merceria che mi prende il cuore con così tanta malinconia. In quante mercerie sono entrata mano nella mano con mia madre, il tintinnio delle scatole di bottoni ammonticchiate l’una sull’altra, tutte, tutte le gradazioni del blu; l’odore di filato, di acrilico e di polvere.

Le favole, lo sai

Qualche volta sono brani di canzoni o motivetti, qualche altra storielle che riaffiorano, di quelle che puoi aver sentito soltanto da bambina. Ti svegli ed eccole, appiccicate da una qualche parte dentro di te e te la raccontano ancora la storia di chissà quale personaggio che non riusciva più a tenerselo in pancia quel segreto, e allora andava in un grande giardino, scavava una buca – con le mani, che la foga era tanta – ci buttava dentro il suo segreto e poi richiudeva tutto, spaziato e pago di uno sfogo. Il giorno dopo, perché c’è sempre un giorno nuovo che arriva, una notte trascorsa a far maturare le cose, mille fiori cantavano in coro il gran segreto: “Il re ha le orecchie da asino, il re ha le orecchie da asino: le tiene nascoste sotto la corona!” È immaginarsi già il sudore, ghiacciato, della fragile spia.

L’amore è un aquilone

L’amore passionale è mutevole. Si innalza, brilla, si espande e poi contrae. Trascolora, si assottiglia, o rotolando a valle come una palla di neve, si ingigantisce aggiungendo strati, e nuove pagine, e infinite sfumature al suo percorso. Nasce e può crescere. Come morire subito. Ma anche quando il suo destino abbia il respiro corto, qualcosa ti rimane impigliato per sempre, lassù. Come un aquilone in perpetuo ostaggio tra le fronde più fitte.

Autumn in

Autumn in Loano.

Se Einstein crede in Dio

Se è Einstein a credere in Dio.

Poi l’estate va

Poi l’estate va. E c’è sempre qualcuno che rimpiange l’odore del mare, l’altezza del sole, la libertà dei corpi. Io osservo l’autunno che entra nelle nostre vite, lo facciamo un po’ tutti, torvi. Di nascosto, gli allungo un po’ del mio pane. Allora lui si accuccia dietro di me, apre la sua sportina di velluto. Con circospezione, mostra ciò che è venuto a portare in dono. Il pudore della pelle sotto una maglietta di cotone, il conforto del fuoco nella prima umidità, il brillare nelle pupille per una nuova idea. Settembre è il peso di una mollezza che si dissolve, lenta, verso un cielo terso. E una nuova e generosa occasione di riparare all’incapacità di assaporare la sensualità della felicità.

Foto di Fabio Vittorelli

Sarà che

E quando mi dicono “io Dio lo sento, semplicemente”, penso a quanto possano essere forti le proiezioni della parte più vera di noi, l’aspirazione all’eterno, la profondità interiore. Ma in tutta questa poesia, non posso scorgervi nulla di divino, nulla se non di umano. Sarà che Dio va intuito, più che capito. Sarà che il pensiero di essere sola in questo sconfinato universo mi atterrisce e tarpa le ali di una fantasia che vorrebbe staccarsi da una logica asfittica e pedante. Sarà che non riesco a tralasciare il fatto che parlare con Dio fa bene perché ci obbliga a parlare con noi stessi. E questo ci allinea con spinte e frustrazioni. Ci fa più onesti e in pace. Ed è appagante sentire di avere una propria voce pur fra innumerevoli stelle.